Centro di Igiene mentale, Taranto, Ottobre 2009.
Le porte scorrevoli della struttura mi aprono ad un Universo parallelo,
fatto di cose, gesti, amore, Uomini.
Siamo lontani dalle strutture manicomiali Viste e fotografate da Gardin, Lucas e Cerati.
Oggi i centri d’igiene mentale sono posti dove gli uomini vengono seguiti, aiutati a combattere
le proprie solitudini, abituati a vivere in compagnia delle proprie patologie.
Questo accade nella struttura che mi trovo difronte.
Un gruppo di medici, educatrici, svolgono amorevolmente il proprio lavoro.
In realtà ho la sensazione che facciano molto di piu’: donano un sorriso, una speranza.
Mi muovo nei corridoi e nelle stanze del Cim, con discrezione, aggrappato alla mia macchina
fotografica che tengo nella mano destra.
Ho la sensazione che per alcuni essere fotografato , messo a nudo, puo’ significare motivo di
fastidio. Chiedo qualche scatto.
Nel mio percorso trovo sguardi attenti a tutti miei movimenti, alle mie domande.
Qualcuno assorto tra i suoi pensieri mi guarda, ma non si accorge neanche della mia presenza.
Passo in rassegna la cucina dove in molti trovano ogni giorno un pasto caldo, la sala Tv, il
laboratorio di disegno e quello musicale. In questi ambienti gli “abitanti” del Luogo Cim,
vivono, assumono una propria identità, fanno amicizie, formano un gruppo, trovano una
famiglia.
Scambio due chiacchiere con qualcuno: Christian, 38 anni, mi parla di se, del suo
amore per la musica. Dice di essere un campione di biliardino. Gli credo.
Massimiliano: “ guarda questa e’ la mia tessera dell’Amat, pesavo 150 Kg. Ho fatto un
operazione per dimagrire. In questo centro mi hanno aiutato. Mi hanno fatto rinascere. Queste
educatrici sono i miei angeli custodi”.
Vado avanti con i miei scatti. Incontro qualche volto sul quale sono impressi come solchi i
segni della la sofferenza., della malattia.
Reportage al CiM, mi scuote dentro. Fa “vibrare” le mie corde.
Non dimentichero’ mai le ore passate insieme a queste persone.
Giuseppe Carucci




