Nel 1613 il territorio di Molfetta fu colpito da una grave pestilenza.
A centinaia si contarano le vittime tra uomini, donne e bambini di ogni ceto sociale.
Quando la peste uccideva, non faceva distinzioni ed i cadaveri dei piu' indigenti, non trovavano sepoltura non essendoci ancora i cimiteri. Rimanevano cosi', per terra, alle intemperie ed in balia degli animali.
In quel periodo fu fondata l' Arciconfraternita della morte dal sacco nero o della Madonna del pianto.
L'aggregazione di tali confratelli, nacque per necessita' spirituale e con lo scopo di occuparsi dei cadaveri appestati che non riuscivano a trovare sepoltura.
I Confratelli della morte dal sacco nero, affrontando la morte in tutti i suoi crudi aspetti,indossavano le loro lunghe tonache nere ed i cappucci, che coprendogli interamente il corpo li proteggevano dal contagio.
Cosi' vestiti raccoglievano i cadaveri dalla strada, li chiudevano in sacchi, e,caricandoseli sulle spalle o sui carri, li portavano fuori citta' dandogli degna sepoltura.
Questo atto caritatevole si sussegui' per 200 anni circa, fino a quando nel 1804, Napoleone con l'editto di Sant Cloud, obbligava a seppellire i morti fuori dalle mura cittadine.
Le carestie e le pestilenze diminuirono ed i Confratelli della Morte non dovettero piu' occuparsi di tale atto caritatevole.
Si occuparono da allora del culto dell' Addolorata .
Non si conoscono le pratiche devozionali antiche. Di certo pero' nel corso degli anni il culto delle statue della “ Pieta' “ e della Vergine dai sette dolori si e' andato radicando nella citta' molfettese.
Ogni anno, il Venerdi' antecedente la Settimana Santa, i Confratelli della morte indossando il loro abito di rito e le Consorelle coprendosi il capo con un velo nero in segno di lutto, danno vita ad una delle piu' sentite processioni dell'Addolorata del Meridione d'Italia.
3 Aprile 2009
Foto Giuseppe Carucci
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